Vestiti, come evitare quelli pericolosi per la salute

Tutto è partito da una campagna di sensibilizzazione svolta da Green Peace che si è posta delle domande su come fossero confezionati gli indumenti che giornalmente acquistiamo ed utilizziamo sia in prima persona che per i nostri bambini. Si è scoperto, quindi, che la maggior parte delle industrie, e non importa se grandi marchi o sconosciuti, utilizzano gli stessi composti per i più disparati usi. Le fibre studiate ed analizzate, in qualche caso, si sono rivelate nocive anche per la salute, in altri inquinanti nei confronti dell’ambiente. Esaminiamo le più note invitandovi, al prossimo acquisto, a leggere bene l’etichetta e a scartare i tessuti che contengono questi nomi, preferendo, se possibile, i marchi che utilizzano lo standard Oeko-tex ovvero prodotti tessili privi di sostanze nocive e la Certificazione Tessile e Salute. Ecco a cosa dovete stare attenti:

COMPOSTI ORGANOSTANNICI: sono delle sostanze utilizzate di solito come antimuffa per calzini, tute e scarpe da ginnastica. La legge ne vieta una concentrazione oltre lo 0,1%. Secondo gli esperti, nel tempo, il contatto costante con queste sostanze potrebbe interagire con il sistema immunitario e con la regolazione ormonale dei grassi. Inoltre sono sostanze capaci di contaminare le acque ed i loro abitanti.

ANTIMONIO: di solito utilizzato nella produzione del poliestere si utilizza anche in campo tessile. Essendo simile all’ersenico può risultare tossico. Il pericolo maggiore lo corre chi lavora a contatto diretto anche se gli esperti non escludono che indossare capi che ne contengono anche minime quantità possa nuocere alla salute. Inquina sia i mari che i fiumi.

FTALATI: In Europa il loro utilizzo è ammesso solo in ridotte quantità. Si trova sia negli indumenti che nei giocattoli. In linea di massima si pensa che entro il 2015 saranno completamente vietati. Questa sostanza è capace di interferire con il sistema endocrino, alterando, ad alti dosaggi, la produzione di ormoni sessuali, diminuendo la fertilità.

NONILFENOLI ETOSSILATI: si utilizzano durante il lavaggio e la tintura dei tessuti. In tutta l’Unione Europea è vietato utilizzarli in concentrazioni più alte dell’0,1%. In grandi quantità è stato dimostrato che possano predisporre a sviluppare diabete e obesità.

COMPOSTI PERFLUORURATI: possiedono proprietà antiaderenti ed idrorepellenti, utilizzati per la produzione di tessuti impermeabili e antimacchia. Potenzialemnte dannosi per il fegato e la tiroide. Sono, inoltre, molto dificili da smaltire.

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