Tumori: una sonda ad onde come alternativa alla chirurgia

A Cernobbio si è appena tenuto un incontro che ha sollevato l’interesse dell’intero mondo scientifico: l’Intenventional Oncology Sans Frontieres Congress. La finalità di questi incontro è stata quella di illustrare le nuove tecniche utilizzate nella rimozione dei tumori e soprattutto capire se potranno rappresentare, in un prossimo futuro, un’alternativa valida per la cura di queste patologie.

Parliamo di una branca della medicina relativamente giovane, l’oncologia interventistica, che ha visto il suo nascere più o meno negli anni Ottanta. Allora la sfida fu di provare a fronteggiare il tumore intervenendo dall’interno, cercando di limitare al massimo il danno alle cellule circostanti.

Il primo tentativo fu fatto con l’alcool che aveva la prerogativa di uccidere le cellule tumorali. I risultati furono apprezzabili solo se si trattava però di piccoli tumori ed in particolar modo di piccole lesioni del fegato.Per tutti gli altri non si rivelò una strategia vincente.

Fu degli anni 90 l’intuizione di usare il calore della radiofrequenza, inizialmente applicato a cellule cardiache malate o in caso di lievi epilessie.

Il concetto è essenzialmente questo: attraverso una sonda i chirurghi arrivano al tumore, la radiofrequenza producendo una quantità molto elevata di calore, letteralmente lo brucia preservando i tessuti circostanti. I primi tentativi furono fatti su tumori di dimensioni ridotte per poi trattare lesioni fino a 5 cm.Tumori: una sonda ad onde come alternativa alla chirurgia

Negli ultimi anni il lavoro dei ricercatori è stato davvero imponente, tanto che ad oggi la probabilità di eliminare completamente un tumore inferiore a due cm è salita fino al 95%. Diverso è il trattamento per lesioni più estese o se si è in presenza di più bersagli da colpire. In questi casi la chirurgia rimane il metodo di eccellenza.

I costi rimangono ancora elevati, infatti per eseguire una ablazione che in realtà richiede solo il ricovero di un giorno, occorrono dai 1000 ai 1200 euro di materiale. La speranza è che questa tecnica diventi la prima scelta in caso di malattia, supportata naturalmente, dove ce ne fosse necessità, dalla chirurgia.

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