Ricercatori della “York University” con a capo la Dott.ssa penny Spikins hanno messo a punto una pillola destinata a farci diventare tutti più buoni e compassionevoli. L’esperimento era volto a dimostrare, come ha affermato la ricercatrice, che
“la nostra avversione per l’ingiustizia è influenzata dalla nostra chimica del cervello”.
Sono stati presi in esame 35 volontari, di cui 18 donne ai quali, dopo essere stati divisi in due gruppi, è stato somministrato indifferentemente una pillola placebo e una contenente tolcapone, un farmaco capace di prolungare gli effetti della dopamina, una sostanza chimica cerebrale associata alla ricompensa che coinvolge la corteccia prefrontale.
A tutti sono stati dati dei soldi da dividere con soggetti stranieri e, coloro che avevano assunto tolcapone, si sono dimostrati molto più generosi. Gli scienziati ritengono che, per quanto una certa generosità d’animo sia insita in ognuno di noi, questa caratteristica possa in qualche modo essere influenzata in modo esterno nel cervello umano.
Così ha riferito il Dott. Andrew Kayser dell’ “Università della California”:
“La nostra speranza è che alcuni tipi di farmaci possano un giorno essere usati per trattare condizioni invalidanti”.
La ricerca ha cercato di indagare nel passato asserendo che già i primi esseri umani, ancor prima di imparare a parlare, avevano sviluppato la compassione e una certa predisposizione per la cura.
Già tre milioni di anni fa e anche oltre avrebbero imparato ad aiutarsi a vicenda per sopravvivere ed è ormai certo che questo tipo di emozioni possano aver influenzato lo sviluppo dell’intelligenza e del ragionamento.
“L’evoluzione ci ha fatto socievoli e i gruppi si aiutavano a vicenda, ancor prima che avessimo sviluppato il linguaggio”.
Già precedentemente diversi studi avevano dimostrato che il grado di ingiustizia economica viene valutata nella corteccia prefrontale, una zona del nostro cervello regolata dalla dopamina. Oggi sappiamo che un farmaco potrebbe agire come un vero e proprio interruttore.