Marijuana effetti collaterali cervello: pro e contro dell’uso terapeutico

Il dibattito sull’uso terapeutico della marijuana è sempre aperto ed in continua valutazione. Gli esperti discutono animatamente circa i pro ed i contro della depenalizzazione o legalizzazione della marijuana. In attesa di decisioni più concrete, vogliamo porre l’accento su cosa sappiamo, ad oggi, sull’uso di questa sostanza e su cosa essa comporti.

Il principio attivo della cannabis è il THC, un prodotto chimico capace di interagire con molti organi e sistemi del nostro corpo, dando vita ad una vasta gamma di effetti collaterali. I principali sono un senso di euforia contrapposto poi ad uno di paranoia ed ansia.
Quando si fuma marijuana il THC, tetraidrocannabinolo, passa dai polmoni al sangue dove viene raccolto da due tipi di recettori che si intrecciano sulla superficie di tutte le cellule corporee dando vita a fenomeni evidenti: occhi rossi, frequenza cardiaca alterata, sollievo dal dolore.

La maggior parte delle reazioni avviene a livello del sistema nervoso centrale dove il THC permane per circa quattro ore dall’assunzione, giocando un ruolo chiave per esempio sulla memoria, sull’appetito e sulla nostra percezione del tempo.
Numerosi gli studi che hanno dimostrato come la marijuana sia capace di inibire la memoria a breve termine; in particolare agirebbe su quella zona del cervello, l’ippocampo, che controlla il pensiero.Uno studio, condotto nel 2013 dalla Northwestwern University, scoprì che chi aveva fatto uso di marijuana durante l’adolescenza, sviluppava anomalie strutturali in alcune aree del cervello. L’autore dello studio , il Dott. Mattew Smith scrisse a tal proposito: ” lo studio collega l’uso cronico di marijuana a queste relative anomalie cerebrali che sembrano durare almeno un paio di anni dopo che si è smesso di assumere questa sostanza”.
L’ippocampo, tuttavia, non è l’unico centro del cervello ad essere colpito da THC. Oggi sappiamo che questa sostanza colpisce anche l’ipotalamo, cioè quella parte cerebrale deputata a regolare l’appetito.

Chi è in buone condizioni di salute e fa uso di marijuana vedrà inevitabilmente aumentare il proprio peso, chi, al contrario, lotta per guadagnare qualche chilo, troverà giovamento. Uno studio, effettuato nel 2011 dall’Università di Alberta in Canada, scoprì come la marijuana aiutasse i pazienti oncologici in cui il senso dell’olfatto e dell’appetito era stato compromesso dalla malattia, a ritrovare la voglia di alimentarsi.

L’autrice della ricerca, la Dott.ssa Wendy Wismer, spiegò così: “il THC rende il gusto del cibo migliore e migliora l’appetito per i pazienti con cancro avanzato e li aiuta a dormire e a rilassarsi meglio”.

Uno degli effetti collaterali più frequentemente riportati a seguito dell’uso di marijuana è dato dalla percezione distorta del tempo. Nel 1998 alcuni ricercatori utilizzarono la risonanza magnetica per stabilire come l’assunzione di questa sostanza, potesse alterare il flusso sanguigno al cervelletto, collegato da sempre ad un sistema di cronometraggio interno.

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