Uno studio condotto dall’Università del Nebraska, ha ipotizzato come l’uso di marijuana, possa rappresentare un antidoto contro il diabete.
Lo studio, pubblicato poi suul’American Journal of Medicine, ha analizzato 4600 persone di cui il 12% usava abitualmente marijuana e un 42% aveva smesso, pur avendone fatto uso in passato.
E’ emerso che i consumatori di marijuana, che assumevano anche 660 calorie al giorno in più attraverso l’alimentazione, presentavano livelli inferiori di colesterolo, glicemia e possedevano meno massa grassa ed un giro vita inferiore, rispetto a chi non ne aveva mai fatto uso.
Inoltre il loro livello di colesterolo buono era superiore. L’ipotesi è stata quella che la marijuana influisse in qualche modo sull’insulina.
L’effetto positivo di questa sostanza, comunque, è ancora tutto da dimostrare in quanto, se è vero che la marijuana potrebbe avere effetti
positivi sul diabete e su tutte le malattie metaboliche, c’è anche da tener presente che provoca danni a livello neurologico e respiratorio.
La strada che i ricercatori intendono seguire è quella di capire, innanzitutto, quali sono i meccanismi che provocano l’insorgere del diabete e utilizzare la marijuana a scopi terapeutici.
Già precedentemente si era capito come la marijuana, ricavata dalle foglie di cannabis, avesse effetti positivi nei confronti di diversi disturbi e patologie. Essa infatti è utile contro il mal di testa, per lenire i dolori mestruali, e per gli spasmi muscolari, in presenza di malattie quali il Parkinson.
Attualmente, infatti, in paesi come la Germania, i Paesi Bassi e in Israele, sono in commercio farmaci cannaboidi, il Dronabidol e il Nebilone, che vengono somministrati durante cicli di chemioterapia e in caso di inappetenza nei malati di Aids.