La sindrome del cuore spezzato: vera e propria malattia

Quanti di noi, almeno una volta nella vita, non hanno avuto il cuore spezzato, quello per cui si intendono lacrime, tristezza, perdita di sentimenti. I nostri genitori e nonni ci hanno sempre insegnato che d’amore non si muore e prima o poi si riesce a farsene una ragione. Oggi gli scienziati sono riusciti a dimostrare che le cose non stanno propriamente così e che la sofferenza d’amore può avere delle conseguenze anche fisiche.

Lo studio è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine dimostrando come la sofferenza d’amore, la sofferenza del cuore, possiede anche un nome ed è una condizione per la quale si può anche morire; si chiama cardiomiopatia da stress, sindrome del cuore spezzato. Gli studiosi hanno rilevato tutto ciò attraverso un esperimento: hanno esaminato 1.750 soggetti che avevano subito uno stress emotivo constatando come il 36% di loro avessero poi sviluppato questa condizione medica.

L’autrice dello studio la Dott.ssa Jelena Ghadri dell’University Hospital of Zurigo in Svizzera ha detto: “Questa condizione è stata pensata a lungo come una malattia benigna, ma è in realtà una malattia pericolosa. Si tratta di una sindrome di insufficienza cardiaca acuta associata a morbilità e mortalità”.

Ad esserne colpite maggiormente sono state le donne ma, tutti coloro che avevano sofferto di cardiomiopatia da stress, presentavano maggiori possibilità di soffrire in seguito di problemi neurologici, psicologici o di sviluppare irregolarità cardiache.

La sindrome del cuore spezzato spesso viene confusa con un attacco cardiaco presentando sintomi molto simili, cambiamenti nel ritmo, presenza di sostanze nel sangue tipiche di un attacco di cuore. L’unica differenza consiste nell’assenza di blocchi alle arterie.