Glioblastoma, spegnendo una molecola migliorano i risultati delle cure

Il Dott. Giovanni Marfia del Policlinico di Milano, in collaborazione con Laura Riboni del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, hanno fatto una scoperta importante che riguarda uno dei tumori più aggressivi che possono colpire il cervello: il glioblastoma.

La scoperta che si preannuncia importantissima è stata pubblicata sulla rivista scientifica Glia 2. Il glioblastoma è una neoplasia che colpisce il cervello e per la quale, purtroppo, a tutt’oggi non è stata ancora trovata una cura. I casi maggiori si verificano in soggetti adulti di età compresa tra i 45 ed i 70 anni anche se non sono rari pazienti più giovani.

Cosa rende questo tipo di cancro così terribile: il fatto che possiede una straordinaria e malvagia capacità di autorigenerarsi dando vita a nuovi vasi sanguigni che lo alimentano e lo fanno diventare una neoplasia tra le più aggressive. Ad oggi, chi ne è colpito, deve sottoporsi ad intervento, quando è possibile, radio, chemioterapia. Madre natura ha provveduto a proteggere l’organo per eccellenza del nostro corpo con una barriera per preservarne l’integrità.

Paradossalmente è proprio questa sua caratteristica che, molto spesso, crea difficoltà ai farmaci nel raggiungerlo, compresi i chemioterapici. Gli scienziati per questo sono da sempre alla ricerca di un qualcosa che possa dare una svolta ed una speranza ai malati. La notizia è che forse quel qualcosa ora è stato trovato. Si tratta di una molecola, Sfingosina 1- fosfato, capace di rendere il glioblastoma resistente alle terapie convenzionali.Glioblastoma, spegnendo una molecola migliorano i risultati

Studiando le cellule tumorali di numerosi pazienti gli scienziati si sono accorti come al loro interno ci fosse una produzione eccessiva di questa molecola. I chemioterapici somministrati in laboratorio non sortivano nessun effetto ma, con sorpresa, ci si è accorti che inibendo queste molecole, spegnendole come se fossero un interruttore, arrivavano risultati promettenti. La strada per dichiarare questo tumore attaccabile è ancora lunga ma si tratta di un passo decisivo che si spera possa regalare un speranza in più a chi combatte costantemente con questa patologia.

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