Può una pillola fittizia sortire lo stesso effetto di un farmaco? Questa è la domanda che si sono posti alcuni scienziati pubblicando poi l’esito dello studio sulla rivista Trends in Molecular Medicine. Lo studio, dopo aver preso in esame un consistente numero di pazienti, hanno riscontato come alcuni possedessero un tratto genetico, chiamato placebome, che rende alcuni di noi inclini all’effetto placebo. Il 40% dei soggetti analizzati che soffriva della sindrome dell’intestino irritabile vedeva diminuire i propri sintomi dopo aver assunto un farmaco placebo. La spiegazione è stata trovata nella presenza di un enzima, presente nel cervello, capace di influenzare la percezione del dolore. Coloro che possedevano grandi quantità di questo enzima hanno provato meno dolore dopo aver ricevuto un trattamento placebo, ovvero una agopuntura falsa che premeva la pelle senza perforarla. Tutti hanno segnalato una media di 50 punti più bassa di dolore.
Allo stesso modo la sola assunzione di una pillola contenente solo zucchero aveva prodotto risultati positivi.
Non è ancora chiaro se l’effetto placebo possa funzionare anche nel trattamento di altre patologie. La cosa certa è che esistono dei geni coinvolti nella produzione di serotonina che potrebbero rendere efficace una pillola senza aggiunta di farmaci. Forse è questo il motivo per cui le pillole placebo funzionano maggiormente in quei soggetti che presentano disturbi generalizzati di ansia. D’altra parte è noto come a molti di noi sia sufficiente la presenza rassicurante di un medico per vedere scomparire o diminuire dei sintomi fisici precisi.
La sfida adesso rimane quella di capire come le case farmaceutiche possano sfruttare questa intuizione per creare farmaci forse meno tossici.
Si potrebbe pensare anche di ricorrere ai farmaci placebo per diminuire il dosaggio di farmaci reali e personalizzare la cura a seconda dei casi.