Il Dott. Earl Austin dell’Università di scuola di ingegneria di Louisville, ha prodotto, per la prima volta al mondo, un modello tridimensionale di un cuore. L’occasione gli è stata fornita per curare un suo piccolo paziente di 14 mesi, Roland Lian Cung, affetto da una grave patologia.
La chirurgia cardiaca è una procedura, di per sè, molto complessa e lo è ancor di più quando si tratta dell’anatomia di un bambino piccolo.
Le strutture interne degli organi dei bambini, infatti, sono molto piccole e difficili da vedere chiaramente. In cosa è consistita questa tecnica rivoluzionaria?
Il Dott. Austin si è rivolto ad un radiologo per generare una versione computerizzata del cuore del bambino. Sono state raccolte migliaia di sezioni trasversali dei raggi x poi riunite in una mappa tridimensionale digitale e stampate su di un sottile strato di plastica che ha dato vita ad un modello tridimensionale. In seguito il cuore del bambino è stato ricostruito in dimensioni reali.
Come ha dichiarato il Dott. Austin: “una volta ottenuto il modello sapevo esattamente quello che dovevo fare e come avrei dovuto farlo”.
L’operazione, grazie a questa tecnica, è stata dichiarata un successo grazie al quale il piccolo paziente può sperare in una vita assolutamente normale.
Il materiale utilizzato dalla clinica di Louisville è conosciuto con il nome di “Ninjia Flex”, un polimero flessibile, che risulta molto simile alla consistenza di un muscolo cardiaco, ideale per programmare le incisioni chirurgiche.
Il cuore è stato costruito in tre pezzi separati in modo tale che potesse essere smontato per vederne l’interno. Come relazionato dal Dott Austin: “quando si fa un intervento al cuore, si pensa erroneamente che si possa vedere tutto. Ma per farlo è necessario tagliare attraverso strutture vitali, per cui, a volte, il chirurgo deve solo indovinare. Utilizzare un modello tridimensionale del cuore significa evitare ulteriori tagli ed interventi chirurgici multipli”.
A detta del mondo scientifico questa scoperta potrebbe rappresentare il futuro della medicina. Recentemente, infatti, seguendo la stessa logica del Dott. Austin, è stato ricostruito il cranio di un bambino di soli 6 mesi cosicchè i medici hanno potuto prevedere con precisione dove operare. I ricercatori sono all’opera per applicare questa metodica a diversi tessuti umani anche se in questo campo le cose sono un po’ più complicate essendo le cellule molto delicate con la tendenza a morire prima che la stampa sia completata. I tempi si prevedono lunghi ma la scienza è ottimista nell’indicare la stampa 3d come il mezzo per trasformare la nostra vita in modo che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.