Sedici ricercatori hanno presentato i risultati di uno studio che provano come adottando sette semplici comportamenti si possano prevenire molte patologie neurologiche, tra cui l’Alzheimer.
Come prevenire l’Alzheimer
– Ridurre l’assunzione di grassi saturi e trans
Questi grassi “cattivi” comportano un aumento notevole del colesterolo nel sangue e favoriscono il formarsi di placche celebrali, tipiche dell’Alzheimer. Uno studio condotto da ricercatori di Chicago ha provato che le persone che consumano questo tipo di grassi vedono triplicarsi la probabilità di contrarre l’Alzheimer.
– Verdure, legumi, frutta, cereali integrali
Questi quattro elementi dovrebbero essere alla base della dieta quotidiana. Questi cibi sono ricchi di vitamine e minerali in grado di proteggere il cervello. Numerosi studi hanno dimostrato che un alto consumo di frutta e verdura è sempre associato ad un minor rischio di demenza e declino cognitivo. Inoltre in questo modo si prevengono anche obesità e diabete di tipo 2, entrambi fattori di rischio dell’Alzheimer.
– Assumere almeno 5 mg di vitamina E al giorno
La vitamina E, potente antiossidante, è in grado di ridurre il rischio di contrarre l’Alzheimer. E’ facilissimo assumerla consumando delle noci, mango, papaya, avocado, peperoni rossi, pomodori, spinaci e cereali che ne contengono un’alta concentrazione. Gli integratori di Vitamina E non sembrano sortire gli stessi effetti.
– Assumere integratori di vitamina B12
Assumere il giusto apporto di Vitamina B12 (2,4 mg al giorno)aiuta a ridurre i livelli di omocisteina, un amminoacido collegato ai disturbi cognitivi.
La vitamina B12 migliora la memoria e riduce l’atrofia celebrale. Oltre i cinquantanni è molto importante assumere un integratore.
– Evitare complessi multivitaminici a base di ferro e rame
Elevati livelli di ferro e rame sono stati collegati all’insorgere di disturbi cognitivi. Evitate quindi di assumere integratori di questi minerali a meno che non vi siano stati prescritti dal vostro medico.
– Non usate padelle e pentole in alluminio
Anche se il ruolo svolto dall’alluminio nell’insorgenza di problemi cognitivi è ancora sotto indagine, alcuni dati preliminari sembrerebbero collegarlo strettamente.
Cercate di usare pentole in acciaio inossidabile o in ghisa.
– Fare esercizio aerobico
E’ stato dimostrato che l’esercizio aerobico può ridurre il rischio di demenza del 40/50 per cento.
Basta fare quaranta minuti di camminata veloce per due/tre volte a settimana.
“Facendo proprie queste sette semplici abitudini comportamentali il rischio di contrarre l’Alzheimer potrebbe essere ridotto del 70/80 per cento” afferma il Dr. Neal Barnard, presidente del Physicians Committee for Responsible Medicine.
Le proprietà della birra contro l’Alzheimer
Un nuovo studio pubblicato sul “Journal of American Chemical Society of Agricultural and Food Chemistry” ha cercato di dimostrare come il luppolo, presente nella birra, possa aiutare a difendere dall’insorgenza dell’Alzheimer. Bere birra, ovviamente nelle dovute quantità, potrebbe avere un effetto positivo sulle cellule cerebrali, proteggendole dall’azione negativa dei radicali liberi, responsabili di quasi tutte le degenerazioni cognitive tra cui anche il Parkinson. Ma quali sono le quantità esatte da assumere? L’ideale, dicono gli esperti, sarebbe bere birra, con moderazione ma senza aggiunta di alcol; in queste bevande infatti sarebbe contenuta la quantità ideale di luppolo, benefico per il cervello.
Il luppolo d’altronde è sempre satto utilizzato a scopi terapeutici specie da parte della medicina cinese. Gli scienziati hanno cercato di spiegare il meccanismo : in pratica le cellule coinvolte nel processo degenerativo sono quelle neuronali che, se pur presenti nel cervello ma anche nella colonna vertebrale e nei nervi in grandi quantità, sono destinate con il tempo a ridursi. Oltre a ciò sono le più sensibili all’azione dello stress. Non è un caso se, dopo aver bevuto una buona birra, immediatamente ci sentiamo meno tesi e stressati.
Le ricerche, per il momento, sono state condotte su topi di laboratorio, ma i risultati promettenti ottenuti lasciano ben sperare in una applicazione sull’uomo.