Da quando nasce fino almeno a due anni di vita il bambino vive in simbiosi con la propria mamma. Si tratta di un rapporto speciale che non solo serve al bambino per crescere sereno e per costruire la propria autostima ed autonomia ma rassicura anche la mamma.
Arriva, però, il momento in cui ci deve essere il distacco. Molto probabilmente la mamma dovrà iniziare a lavorare e si vedrà costretta ad inserire il proprio figlio al nido. Questo periodo rappresenta un momento di grande stress per entrambi e, paradossalmente, più per la mamma che per il piccolo. E’ spesso vissuto come un vero e proprio abbandono, in realtà, però, se affrontato nel giusto modo rappresenta una grande opportunità per entrambe le parti di crescere ed evitare che il loro rapporto diventi esclusivo e in qualche caso soffocante.

Per un bambino piccolo andare al nido significa conoscere altre figure, in particolare la maestra, con cui instaurare un rapporto che gli permetterà di vedere la mamma come una entità al di fuori di sè e superare l’angoscia dell’abbandono tipica dei primi anni di vita.
Stare con altri bambini, poi, servirà da stimolo per imparare cose nuove, per scambiare esperienze, magari anche litigando. In questa fase di vita i bambini tendono ad imitare qualsiasi atteggiamento vedano intorno a loro, per cui stare con gli altri costituirà uno stimolo a mettersi in gioco, a sperimentarsi per conoscere i propri limiti e quelli degli altri.
Da considerare poi che l’inserimento al nido prevede sempre un lasso di tempo in cui il bambino, seguito dalla mamma, imparerà a familiarizzare con il nuovo ambiente così che, quando la mamma andrà via, non soffrirà in modo eccessivo.
Cosa ci dobbiamo aspettare i primi giorni? sicuramente urla e pianti disperati che probabilmente inizieranno già a casa quando iniziamo a prepararlo per uscire. Niente paura! molto spesso, una volta entrati in classe, l’ansia passerà per lasciare il posto alla curiosità. I bambini, molto spesso, poi, continuano a piangere a a mettere in piedi delle vere e proprie scene madri fino a quando la mamma è lì con loro, poi, magicamente, appena questa andrà via, il loro pianto si calmerà.
E’ una specie di ricatto psicologico che mettono in atto per farci sentire un pò in colpa. E funziona! Molto spesso fuori dalle porte dei nidi si incontrano mamme che piangono al pari dei loro piccoli.
Non dimenticate mai che i bambini si specchiano nei nostri occhi e per quanti sforzi noi facciamo, loro saranno sempre in grado di capire che siamo in ansia e di conseguenza si sintonizzeranno sulle nostre frequenze. Un bambino che vede e percepisce la calma e la sicurezza della mamma sarà più sereno e sicuro.
I bambini, per quanto piccoli, possiedono grandi risorse e per sperimentarle al meglio serve la nostra assenza.In ogni caso ciò che bisogna assolutamente evitare è il rimprovero anzi, ascoltiamoli e con fermezza spieghiamo loro che va tutto bene , che è divertente stare con gli altri e che quando avrà finito i suoi giochi torneremo a prenderlo e lo riporteremo a casa.
Ultima informazione per le mamme molto importante: probabilmente l’ingresso al nido coinciderà con una serie di raffreddori e infezioni che gli serviranno però per costruirsi gli anticorpi e diventare forte e resistente da grande.