Il ciuccio da sempre rappresenta un aiuto sia per i genitori, che riescono in qualche modo con il suo utilizzo a calmare i bambini, sia per questi ultimi che riescono attraverso la suzione a trovare giovamento e autoconsolazione.
Molti sono i pareri di medici ed esperti riguardo il suo utilizzo, non sempre concordanti; c’è chi lo promuove a pieni voti, c’è chi lo sconsiglia vivamente.
Anche il ciuccio ha una sua storia che si perde nella notte dei tempi, il che dimostra come anche i nostri antenati ne avevano scoperto le sue virtù e la sua efficacia.
Già nel 1500 l’uso del ciuccio era in voga, testimoniato da diversi dipinti; ovviamente non possedeva la forma e le caratteristiche odierne; a quel tempo era realizzato con uno straccio che racchiudeva nel suo interno diversi tipi di alimenti (un pezzo di pane, della carne). Poteva avere anche la forma di un bastoncino da far tenere al bambino tra le gengive per alleviare il dolore della dentizione; spesso era fatto di corallo che aveva proprietà lenitive o in alternativa di argento, ma questa era una prerogativa delle famiglie più abbienti.
Solo nel XIX secolo ha assunto la forma e la sostanza attuale: di gomma con un anello all’estremità.
Chi incoraggia l’uso del ciuccio sostiene che faccia bene a tutti i bambini, in particolar modo a quelli prematuri, in quanto li allena alla pratica del succhiare e quindi li aiuta a nutrirsi più facilmente.
Succhiare sembra anche che potenzi in qualche modo anche la crescita neurologica del bambino.
Uno studio, non molto recente, ha dimostrato come l’uso del ciuccio prevenga la tanto temuta Sidis (Sindrome della morte improvvisa del lattante). Questo fenomeno è spiegato dal fatto che avendo il ciuccio in bocca, il bambino non rischia di mettere il viso a contato con il materasso ed il cuscino, rischiando di rimanere soffocato. Ancora, i bambini che succhiano di notte, si risvegliano più frequentemente, magari perchè lo hanno perso, e questo eviterebbe fenomeni di apnea notturna pericolosi.
Molti lattanti perdono la vita di notte perchè la lingua scivolando indietro ostruisce il cavo orofaringeo, quindi il ciuccio, costringendo la lingua a rimanere in avanti, scongiurerebbe questo pericolo.
Chi invece lo sconsiglia lo fa per il timore che il suo uso possa creare problemi ortodontici, per esempio il morso aperto o il morso crociato.
In realtà questo problema non sussiste a patto che il ciuccio non venga usato oltre i 5 anni, per il resto la Natura provvederà a mettere a posto le cose.
Qui sta il punto dolente, in quanto difficilmente un bambino deciderà da solo di abbandonarlo, anche se in alcuni casi molto rari questo è avvenuto.
Che fare e quali strategie adottare per privarli di questa coccola tanto piacevole?
I tre anni sono l’età in cui i bambini fanno il loro ingresso nella scola materna, per cui, forse, vedendo i propri compagni senza ciuccio si abitueranno anche loro a non averlo. Inoltre essendo più grandi si può provare a spiegare loro che solo i bambini piccoli hanno il ciuccio, senza però mai ridicolizzarli.
Si può provare ad approfittare di una vacanza per lasciare il ciuccio a casa; magari distratto da un nuovo ambiente non ne sentirà la mancanza.
L’errore da evitare assolutamente è quello di far sparire il ciuccio all’improvviso senza avvisare il piccolo: sarebbe un po’ come tradire la sua fiducia.
Bisogna in ogni caso armarsi di pazienza e fantasia.
Una volta raggiunto l’obiettivo, basta che non lo prenda una sola notte, diventa sacrosanta una regola: NON SI TORNA PIU’ INDIETRO.
Da quel momento in poi il ciuccio non esiste più.
Il bambino succhia per consolarsi e per soddisfare il suo bisogno di coccole: diamone di più noi, magari leggendogli una fiaba prima di andare a dormire o regalandogli un abbraccio.