Nel 2007 è stata istituita la “Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo”, una patologia che colpisce, solo in Italia, quai 500mila individui. Si calcola che l’autismo colpisca un bambino su 80 ma, nonostante questo, rimane ancora una patologia pressocchè poco conosciuta e sono ancora poche le certezze su quali siano le cause che portano al suo sviluppo. Recenti ricerche hanno individuato una componente genetica ma non mancano i pareri riguardo l’incidenza di alcuni fattori ambientali, infezioni materne o esposizione ad agenti neurotossici nello sviluppo della patologia.
Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno stabilito, recentemente, di incentivare gli studi sull’autismo, attraverso una collaborazione tra la “Brain Initiative” e lo ” Human Brain Project”, per capire più a fondo l’organo più complesso del nostro corpo e la sua evoluzione: il cervello.
Solo lo scorso anno una ricerca condotta dal Dott. Harvey Klisnman aveva ipotizzato come, analizzare la placenta subito dopo il parto, potesse fornire delle indicazioni utili a capire se il bambino fosse destinato a sviluppare una qualche forma di autismo. I ricercatori avevano infatti notato come, nelle prime ore successive al parto, la placenta dei bambini autistici presentasse una alterazione del trofoblasto.
Si è quindi ipotizzato che, fare diventare questo esame di routine, potesse essere utile per intervenire tempestivamente con le cure. Questa ipotesi era stata demolita, in seguito, da altri scienziati che avevano asserito che l’autismo si manifesta generalmente solo dopo i primi sei mesi di vita. Tutto ciò sembra suggerire che ancora una certezza non c’è su questa patologia e che, a maggior ragione, bisogna incentivare la ricerca per regalare a più bambini una speranza di vita migliore, in tempi brevi.