A Singapore, tra non molto tempo, verrà firmata una intesa tra la Menarini e Sign (Singapore Immunology Network). Lo scopo sarà quello di rendere accessibile a tutti l’utilizzo di una nuova tecnologia, realizzata da scienziati italiani: si chiama Deparray, capace di isolare cellule del sangue mantenendole integre e capaci di riprodursi.
A cosa servirà: sostanzialmente a dire addio alla pratica dell’amniocentesi utilizzata finora per stabilire se un feto è a rischio di sviluppare malattie genetiche, prime fra tutte la Sindrome di Down. Sembra che questa pratica riesca altresì a diagnosticare altre 85 malattie genetiche senza arrecare nessun danno nè alla mamma nè al bambino. Attualmente i costi di questo macchinario sono ancora alti, si parla di circa 350000 euro.
Solo trenta centri diagnostici nel mondo lo possiedono, ed il suo utilizzo è per lo più confinato all’oncologia. Il macchinario, infatti, attraverso un semplice prelievo di sangue è in grado di seguire l’evoluzione del tumore, studiando le cellule cancerose in circolo.La storia di questo macchinario è nata qualche anno fa grazie ad uno studente di ingegneria, Gianni Medoro, che ebbe l’intuizione di sfruttare la microelettronica per studiare le cellule.
Da lì nacque la collaborazione con un collega, Nicolò Manaresi, ed insieme fondarono la Silicon Biosystem che deteneva il brevetto dell’apparecchio. Ad accorgersi della potenzialità di questo macchinario fu la Menarini che decise di acquistarla e di installarla per la prima volta nel 2010. Gli scienziati sono adesso al lavoro per accelerare i tempi e applicare l’utilizzo di questa tecnologia al campo della diagnostica prenatale.
Ci vorrà comunque ancora qualche anno prima di poter dire definitivamente addio alla amniocentesi, considerata l’esame che fornisce informazioni più certe riguardo alla salute del feto. L’amniocentesi, però, è un esame altamente invasivo che comporta dei rischi reali, stimati intorno all’1%, di andare incontro a un aborto.