La Dott.ssa Kate Allen dell’Università di Vittoria in Australia, ha condotto una importante ricerca sulle etichette riportate sulla confezione dei cibi, sostenendo come queste siano importanti per chi soffre di allergia alimentari. La ricerca pubblicata sul “Medical Journal of Australia” ha analizzato il comportamento di 250 volontari rispetto alla lettura delle etichette riportate sui cibi confezionati.
Su tutti gli alimenti vengono riportate due diciture: “può contenere tracce di….” e “realizzato nello stesso stabilimento in cui vengono lavorati allergeni”. In realtà queste due diciture hanno lo stesso significato ma, per la maggior parte dei soggetti tenuti sotto osservazione, la seconda frase non era importante al contrario della prima che veniva presa in più considerazione. Tutto questo a rischio di chi poi assumeva quell’alimento, rischiando una reazione allergica. La richiesta, quindi, da parte dei ricercatori, è di promuovere una maggiore chiarezza per tutelare la salute dei più deboli, in particolare dei bambini.
Le allergie alimentari altro non sono che una reazione del nostro sistema immunitario al contatto con un alimento o solo di un componente, non dipendono mai dalla dose assunta: a volte è sufficiente sentire solo l’odore di una sostanza per scatenare una reazione. Le allergie alimentari nascono prevalentemente nell’infanzia a causa del contatto con determinati alimenti in un momento in cui il sistema immunitario del bambino è ancora troppo immaturo per poter reagire al meglio.
Ecco perchè lo svezzamento rappresenta un momento fondamentale della vita di un bambino e per questo i pediatri raccomandano di procedere per gradi iniziando con alimenti poco allergizzanti per passare via via agli altri. I sintomi di un’allergia alimentare si manifestano in pochissimo tempo dall’assunzione dell’alimento incriminato. Si possono avere reazioni lievi, prurito, rossore fino ad arrivare allo shock anafilattico che include difficoltà di respirazione, abbassamento della pressione e perdita di conoscenza.