Il grasso addominale, soprattutto quello viscerale, è legato a diabete, malattie cardiovascolari e Alzheimer. Riconoscerlo e ridurlo è fondamentale per vivere più a lungo.
Cos’è il grasso addominale
Conosciuto anche come “beer belly” o “pancia a mela”, il grasso addominale si distingue in due forme: sottocutaneo e viscerale. Quest’ultimo avvolge gli organi interni ed è il più rischioso, perché secerne ormoni e sostanze infiammatorie che alterano metabolismo e sensibilità insulinica. Studi scientifici dimostrano che l’obesità centrale è più pericolosa dell’obesità generale e aumenta il rischio di diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari.
Rischi e conseguenze
Un girovita superiore a 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne indica obesità addominale. Oltre a diabete e problemi cardiaci, il grasso viscerale è stato collegato a steatosi epatica, maggiore probabilità di sviluppare asma, e perfino a un rischio aumentato di demenza e Alzheimer. Anche chi non è obeso può ammalarsi, se l’adipe si concentra nell’addome.
Prevenzione e strategie
Il miglior approccio resta uno stile di vita equilibrato: alimentazione ipocalorica ma bilanciata, ricca di fibre e povera di zuccheri e alcol, e attività fisica regolare. Gli studi dimostrano che la combinazione di esercizio aerobico e allenamento con i pesi è più efficace del solo cardio. La consapevolezza clinica è cruciale: la riduzione del grasso addominale non riguarda l’estetica, ma la prevenzione di patologie gravi e invalidanti.