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Siviglia, Puerta: ora almeno la veritą


Lo spettacolo deve continuare. E così ieri si è giocato il ritorno del preliminare di Champions, quello in cui Antonio Puerta sognava di battere l'Aek per accedere al tabellone principale della massima competizione europea dopo aver vinto per due volte la Coppa Uefa con il suo Siviglia. Era una pentola in ebollizione Puerta. Difensore di fascia sinistra dal gran fisico, piedi buoni, corsa travolgente. In campo a 22 anni era già un leader. Parlava ai compagni, li incitava, suggeriva. Non a caso squadre come il Real Madrid avevano già messo gli occhi su di lui. Doveva essere lui a sostituire un certo Roberto Carlos al Bernabeu. E far parte della nuova nazionale spagnola che da sempre agli appuntamenti importanti a livello nazionale delude.


Ma lo spettacolo deve continuare. E Puerta non potrà più farne parte. Oggi ci saranno i sorteggi di Champions, e quella casella tra Aek e Siviglia rimarrà vuota fino alla prossima settimana quando il match rinviato per lutto sarà giocato. Domani invece la Supercoppa si giocherà. Il Milan aveva dato piena disponibilità a rinviare, la Uefa preferisce di no. Troppi gli impegni in questa fase della stagione. Come quelli del Sivigilia, che terminata la scorsa stagione, intensissima, con la conquista della Coppa Uefa e dei preliminari di Champions arrivando terza in campionato (ha lottato fino alla fine per lo scudetto con Barcellona e Real) ha dovuto subito rimettersi a correre per giocare i due preliminari, le due partite di Supercoppa di Spagna col Real (trofeo vinto umiliando le merengues), poi c'era l'avvio di campionato col Getafe (che è costato la vita ad Antonio) il ritorno con l'Aek, venerdì la Supercoppa col Milan e poi di nuovo campionato. Massacrante.


E iniziano i sospetti, iniziano a circolare voci. Che Puerta avesse manifestato qualche problema cardiaco negli anni addietro, ma che sia stato un po' sottovalutato e insabbiato per non minare l'immagine di un calciatore il cui valore saliva di partita in partita. Che il cuore poco forte di Antonio non abbia retto il ritmo degli ultimi due anni del Siviglia, passato dalla serie B ai fasti europei. Che la preparazione per una stagione subito impegnativa sia stata massacrante. Si è parlato anche della più tremenda delle parole associate allo sport: doping. Se ne parlerà ancora, mai abbastanza, ma la speranza è che venga chiarita la verità e che venga resa giustizia alla carriera, ma soprattutto alla vita spezzata di questo ragazzo. E alle vite spezzate di tutti quelli che gli stavano intorno. E cui d'ora in poi, tutte le volte che vedranno rotolare un pallone, salirà un groppo in gola che non vorrà andare più giù.


Sergio De Napoli

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