Alcoa: la tragedia dei dipendenti

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L’Alcoa, multinazionale dell’alluminio,ha in progetto la possibilità molto concreta di chiudere, entro i primi sei mesi del 2012, tre stabilimenti in Europa, uno di questi si trova a Portovesme, nel sud ovest della Sardegna.

Questo significherebbe 1.000 persone senza lavoro, 1.000 famiglie in più sul lastrico.

Gli altri due che dovrebbereo lo stesso essere chiusi si trovano in Spagna, uno a La Coruna e l’altro a Aviles.

L’Alcoa ha giustificato questa decisione spiegando che gli stabilimenti in Sardegna e Spagna “sono tra i siti con i più alti costi nell’ambito del sistema Alcoa”.

Mentre in Sardegna (Portovesme)la decisione di chiusura è definitiva, a La Coruna e Aviles dovrebbero esserci solo delle chiusure momentanee e parziali
Ulteriore progetto di Alcoa è cercare di diminuire il costo delle materie prime.
L’obbiettivo finale della multinazionale è, non certo a breve termine, risultare più competitiva a livello mondiale nel mercato dell’alluminio.

Partiranno nell’immediato le consultazioni con i rappresentanti sindacali e con le istituzioni governative.

I sindacati, nella persona del segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli e del coordinatore nazionale Sandro Pasotti, non hanno tardato a farsi sentire: “Il Governo intervenga per evitare la chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme”.
I sindacati, infatti, ritengono che questa mossa “rischia di rappresentare l’innesco di una bomba sociale in un territorio come il Sulcis e la Sardegna già gravata da pesanti problemi; abbiamo dato tutte le disponibilità a trovare ogni strada per accrescere l’efficienza dello stabilimento, financo lo scorso 15 novembre nell’incontro tenuto al ministero dello Sviluppo Economico. Non accettiamo la logica liquidatoria di attività produttive fondamentali. Alcoa ha una responsabilità oltre che con i lavoratori e il sindacato italiano, anche con il nostro Governo, come sottoscritto nell’accordo del 17 maggio 2010. Pertanto chiediamo all’azienda di interrompere ogni iniziativa e chiediamo un urgente coinvolgimento del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera e del premier Mario Monti”.

Staremo a vedere la risposta del governo che, visti i tempi brevi previsti per la chiusura, non tarderà ad arrivare.

Nel frattempo tutti i lavoratori e tutto l’indotto staranno con il fiato sospeso in attesa che qualcuno gli dica cosa ne sarà del futuro loro e delle loro famiglie.

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